SANT’ANDREA DEL GARIGLIANO

 

Posizionata ad un’altitudine di 167 metri sul livello del mare si estende oggi sul crinale di uno sperone roccioso a dominio dell’alta valle del Garigliano, alle pendici dei Monti Aurunci orientali.
Geologicamente l’agglomerato urbano è situato su una faglia.
Geograficamente sulla sponda destra del Garigliano, ai confini di province (Frosinone Latina e Caserta) e di regioni (Lazio e Campania).
Storicamente al centro di una regione che, per abitudine al sacrificio, può essere considerata ombelico d’Italia.
Culturalmente partecipa, tramite l’Abbazia di Montecassino, alla conservazione della storia e della civiltà nella notte della barbarie medioevale. Sulle sue terre, o poco discosto, fu scritto il primo documento della lingua italiana comunemente conosciuto come “Carta di Capua”.
La sua popolazione, già di emigranti e contadini, ora che le ultime mani callose di aratri e di buoi si sono adattate alle catene di montaggio della FIAT, concorre a testimoniare il triste fenomeno nazionale del calo demografico delle aree rurali. Di conseguenza l’agricoltura e l’allevamento di bestiame rappresentano una risorsa assai limitata, praticata dagli ultimi tenaci anziani per consumi prettamente domestici. Le colture collinari, tradizionalmente di fichi, olivi e viti cedono ai rovi e all’abbandono, mentre la terra più fertile -la limata- è oggi invasa da pioppeti.
La volontà di sopravvivenza di una comunità ormai ridotta a circa 1700 anime, trova ristoro nella speranza di poter inserire il proprio patrimonio di risorse ambientali e paesaggistiche tuttora incontaminato in percorsi e circuiti turistici. Tuttavia un tale disegno, stante la cultura poco incline allo spirito imprenditoriale, si basa soprattutto sulle capacità dell’emancipazione giovanile e sul patrocinio delle istituzioni amministrative.

 
 

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